I saldi invernali 2026 scattano in gran parte d’Italia sabato 3 gennaio, con un copione ormai noto eppure ogni anno diverso: vetrine “urlate” a colpi di percentuali, consumatori più prudenti e negozianti che sperano di rimettere in moto la stagione dopo un autunno di promozioni quasi senza fine.

Infatti il Black Friday si è allungato, le campagne “pre-saldi” hanno anticipato gli sconti e il Natale ha drenato una parte della spesa. Risultato, secondo Federconsumatori: i saldi non sono più il momento unico dell’anno per “l’affare”, ma restano l’unica finestra davvero regolata e, per molti, l’ultima occasione per comprare capi invernali a prezzi sensibilmente più abbordabili. Federconsumatori comunque stima che solo circa un terzo delle famiglie approfitterà dei ribassi, proprio perché tanti acquisti sono già stati effettuati tra novembre e dicembre.
Quanto spenderemo: le stime nazionali tra 4,9 e 6 miliardi
Secondo Confcommercio il giro d’affari atteso è di circa 4,9 miliardi, con 16 milioni di famiglie coinvolte e una spesa media di 137 euro a persona.
Per Federconsumatori la spesa a famiglia si aggira sui 171,90 euro (in lieve calo rispetto al 2025).
Non tutti entreranno in modalità saldi, ma soltanto chi è a caccia del capo d’abbigliamento “mirato” e per il quale ha atteso, con la speranza di trovare adesso la taglia.
Sconti: il “30% medio” per i ribassi effettivi
Sul fronte percentuali, Confcommercio parla di sconto stimato intorno al 30% per i saldi invernali 2026.
Ma c’è anche un altro dato che aiuta a capire cosa succede davvero ai prezzi: un’analisi dell’Unione Nazionale Consumatori su base Istat indica ribassi medi attorno al 18,6% per abbigliamento e calzature (con punte superiori per gli indumenti).
In pratica, tra il “fino al -50%” esposto in vetrina e lo sconto che poi mediamente viene praticato e finisce sullo scontrino, spesso dipende da taglie, modelli, capi continuativi o stagionali, come dalla differenza tra promo selettive e ribassi generalizzati.
Negozi fisici vs online: chi vince davvero nei saldi 2026?
Nei saldi, il negozio fisico resta al centro della scena: secondo dati riportati da fonti di settore e stampa economica locale, circa l’87% di chi è interessato ai saldi prevede di acquistare almeno un prodotto in negozio.
Allo stesso tempo, l’online è diventato vera alternativa strutturale: in una sintesi citata dalla stampa, l’opzione digitale viene indicata da oltre metà di chi farà shopping.
E il contesto generale spiega perché: nel 2025 l’eCommerce B2c italiano continua a crescere e supera (nelle stime) i 62 miliardi.
Nell’uso ormai comune, sempre più persone usano lo smartphone come “comparatore” anche mentre guardano la merce in negozio: si entra per provare, si compra dove conviene (o dove il reso è più semplice).
Dopo Black Friday e Natale: cosa si aspettano i retailer
Dietro i cartellini con sfondo rosso e numeri percentuale in bella evidenza, c’è una necessità molto concreta: fare cassa e liberare magazzino. A Milano, ad esempio, le associazioni di categoria legano esplicitamente le aspettative dei saldi al bisogno di recuperare terreno dopo un Black Friday che, dilatandosi, ha “spostato” parte della domanda e compresso i margini.
Obiettivo dichiarato (anche se raramente rivelato): ripulire le rimanenze autunno/inverno, riportare liquidità nelle piccole attività e creare spazio per le nuove collezioni.
Focus Nord-Sud: Lombardia vs Sicilia, due saldi diversi
In Lombardia i saldi seguono la regola regionale del via “prima dell’Epifania” e durano fino a inizio marzo. In area milanese, le stime locali parlano di spesa familiare vicina ai 400 euro e di sconto medio attorno al 30%, con il traino dei flussi turistici a sostenere le vendite in città.
Al Nord pesa il mix tipico dei redditi medi più alti, un’alta densità di offerta (centri commerciali più vie dello shopping) e una clientela abituata a “fare il prezzo” confrontando canali e promozioni.

Al Sud il ticket è più prudente, con l’online più forte.
In Sicilia Confcommercio stima un fatturato complessivo attorno a 400 milioni, con 100 euro pro capite e 250–270 euro a famiglia. E c’è un elemento che distingue nettamente il Mezzogiorno: la quota di chi dichiara di voler acquistare “solo” o “anche” online arriva quasi al 60%, mentre la preferenza per il negozio fisico scende (pur restando alta) intorno all’82%.
In più, la Sicilia presenta anche una particolarità di calendario: nei comuni turistici la finestra dei saldi può slittare fino a marzo per agganciare flussi diversi, non solo quindi per attirare i residenti
Se, da Nord a Sud, i negozi riusciranno a offrire sconti percepiti come reali — e non come l’ennesima promozione dopo settimane di offerte — i saldi 2026 possono fare quello che serviva già a dicembre: riattivare la domanda senza bruciare ulteriormente margini.


