Oltre la melodia italica. Cosa resterà del Sanremo 2022.

Sdoganare Sanremo dalla tradizione. Come riuscì a Modugno nel 1958 con “Nel blu dipinto di blu” e nel 2021 ai Maneskin con “Zitti e buoni”. Perciò superare la barriera della melodia italica deve continuare a essere la scommessa, già vinta lo scorso anno con la conquista dell’EuroSong, diventato trampolino di lancio internazionale di Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan, i 4 Maneskin con l’X Factor innato. Sanremo che guarda all’estero, punta sui talenti e cattura i giovani delle playlist che guardano poco la tv. Nelle sue tre edizioni, la formula Amadeus ha incrociato generazioni di cantanti: big da cinquant’anni sulla cresta dell’onda, fenomeni dei talent ed emergenti nati da Sanremo Giovani. Durante il Festival però tutti in gara assieme, come nella stessa stanza, oltre la sezione delle cosiddette ‘Nuove proposte’: nasce così il mix di melodia, trap, rock, pop e ska delle interminabili maratone musicali quali sono le cinque serate sanremesi.

Di Sanremo 2022, comunque andrà finire, oltre la moda sfoggiata come se il palcoscenico fosse passerella, ricorderemo certamente il “Ciao Ciao” arricchito dalla presenza scenica, dalla musicalità e dalla mutevole originalità de La Rappresentante di Lista, i “Brividi” di Mahmood e Blanco, il “Dove si balla” di Dargen D’Amico, la “Chimica” di Rettore e Ditonellapiaga, l’esagerata esibizione di Achille Lauro (sulle note di una “Domenica” che all’orecchio giunge come fosse l’eco di una Rolls Royce già sentita), la “Cura” di Highsnob e Hu che i social hanno immaginato come personaggi Addams, la canottiera sfida griffe con l’ode cantautorale “Padre, madre e Lucia” di Giovanni Truppi, le “Farfalle” del ritornello di Sangiovanni. Certo, tra questi, impera la voce di Elisa (chapeau, direbbe la Goggi) candidata con la sua  “O forse sei tu” alla vittoria, anche se è ben diversa la Luce del 2009. Dopo il voto della sala stampa, il pubblico di casa con il televoto giocherà, alla fine, il suo ruolo dirompente. Intanto ci aspettano altri giorni per abituare l’orecchio ai nuovi motivi, mentre scrutiamo con curiosa attenzione il look e il saper fare delle co-conduttrici, ascoltiamo le cover e aspettiamo gli ospiti. E poi le incognite, su tutte: tornerà Fiorello? All’alba della prima domenica di febbraio il resoconto e  l’ultima analisi di un appuntamento che –vuoi o non vuoi- da 72 anni fa parlare (e non solo cantare) l’Italia.

L’inviato

 

 

 

 

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