Il 76° Festival di Sanremo non regala sorprese e si chiude con una vittoria che ripropone -quest’anno più che mai- l’atavica domanda post Festival: Sanremo racconta il Paese? Sicuramente il trionfo di Sal Da Vinci non è figlio di innovazione e rischio artistico: “Per sempre sì” è una ballata classica, di immediata riconoscibilità (partenopea), costruita su un impianto melodico (anzi neo-melodico) tradizionale, che parla al pubblico generalista.

Uno stile in contrapposizione a quello che chiede per esempio un palcoscenico come l’Eurovision, dove sono ricercate le contaminazioni musicali, l’originalità, la spettacolarità. Così il dualismo insito ai giorni nostri in Sanremo continua a riproporsi inesorabile: tradizione nazionale o ambizione internazionale? Non sempre le due cose coincidono…
Il podio
Secondo posto per Sayf, terzo per Ditonellapiaga. Altri mondi differenti: il primo giovanissimo rapper italo-tunisino con mamma al seguito, la seconda l’unica artista davvero alternativa quest’anno sul palcoscenico dell’Ariston, che con il suo “Che fastidio!” avrebbe meritato di più se l’Italia del Festival avesse avuto il coraggio di osare (o se il metodo delle votazioni fosse stato diverso).
In compenso Ditonellapiaga ha trionfato nella serata delle cover insieme con il personaggio più irriverente e discusso del momento, Tony Pitony: la loro una performance di grande effetto, quasi Bonnie & Clyde un po’ Blues Brothers, che cantano “The Lady Is a Tramp” con quel giusto tocco di swing aggiunto con l’accenno di “Baciami piccina”.

Loro l’unica scossa (se si esclude fuori show l’imprevedibilità dell’ultra centenaria signora Pratesi) di un’edizione dal battito prevedibile e perciò alquanto noiosa, dove -tra un ricordo e l’altro- le note che piuttosto non sono mancate sono quelle della retorica.
Per la cronaca, questa la classifica ufficiale finale:
1 Sal Da Vinci, Per sempre sì
2 Sayf, Tu mi piaci tanto
3 Ditonellapiaga, Che fastidio!
4 Arisa, Magica favola
5 Fedez & Masini, Male necessario
6 Nayt, Prima che
7 Fulminacci, Stupida sfortuna
8 Ermal Meta, Stella stellina
9 Serena Brancale, Qui con me
10 Tommaso Paradiso, I romantici
11 LDA & Aka 7even, Poesie clandestine
12 Luchè, Labirinto
13 Bambole di pezza, Resta con me
14 Levante, Sei tu
15 J-Ax, Italia Starter Pack
16 Tredici Pietro, Uomo che cade
17 Samirai Jay, Ossessione
18 Raf, Ora e per sempre
19 Malika Ayane, Animali notturni
20 Enrico Nigiotti, Ogni volta che non so volare
21 Maria Antonietta & Colombre, La felicità e basta
22 Michele Bravi, Prima o poi
23 Francesco Renga, Il meglio di me
24 Patty Pravo, Opera
25 Chiello, Ti penso sempre
26 Elettra Lamborghini, Voilà
27 Dargen D’Amico, AI AI
28 Leo Gassmann, Naturale
29 Sara Mattei, Le cose che non sai di me
20 Eddie Brock, Avvoltoi
Il Premio della critica Mia Martini è andato a Fulminacci, il Premio Sala Stampa Lucio Dalla a Serena Brancale, il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo scelto dagli autori Male necessario, di Fedez & Masini, il Premio per il miglior componimento musicale Giancarlo Bigazzi votato dai professori dell’orchestra a Che fastidio!di Ditonellapiaga, il Premio TIM a Serena Brancale.

I co-conduttori
Una menzione per i co-conduttori: Carlo Conti ha voluto stabilmente accanto a sé Laura Pausini (non esattamente nella veste…)

Ad alternarsi, poi, nel corso delle varie sere, abbiamo visto dall’attore turco Can Yaman (che sul palco dell’Ariston ha incontrato il vero Sandokan-Kabir Bedi) all’attrice Pilar Fogliati talento cinematografico. Inoltre il cantante Achille Lauro e il comico Lillo. Insomma, una combinazione di profili attoriale, musicale e comico.
Fugace (e di poche parole) la presenza della modella Irina Shayk. Eleganza sobria, capace di dare un tocco di stile alla conduzione, quella di Bianca Balti. Altro comico sulla scena Ubaldo Pantani con le sue imitazioni.
Per la serata finale, con Conti e Pausini, la professionalità e il garbo della giornalista del TG1 Giorgia Cardinaletti e, di ritorno, il mattatore comico Nino Frassica, dopo il forfait di Andrea Pucci e le polemiche (politiche) che ne avevano accompagnato la scelta.
Il Festival come industria culturale
In chiave strategica, il Festival resta comunque il prodotto televisivo più potente che soltanto una macchina come quella della Rai porta nelle case di tutti gli italiani, anche di coloro che sostengono ipocritamente di non guardarlo. Gli ascolti in flessione in tv sono oggi ampiamente compensati dall’effetto social e da quanti hanno visto in streaming magari non sul divano. Un evento culturale la cui eco, anche economica, va ben oltre le cinque serate e che affronta ogni periodo storico con tutte le sue contraddizioni e che ai giorni nostri si rivela momento di coesione per la nuova generazione che si ritrova unita sulla scia del FantaSanremo, fenomeno (moderno) nel fenomeno (tradizionale).
Gli ospiti: su tutti Alicia Keys
C’è stato un momento, nella terza serata del Festival, in cui il Teatro Ariston ha smesso di essere semplicemente il cuore della canzone italiana per diventare crocevia di mondi. Ovvero quel momento in cui all’Ariston, palcoscenico diviso tra tradizione e sperimentazione, Alicia Keys ha dimostrato che le due dimensioni possono convivere. E che il soul, quando è sincero, parla tutte le lingue, anche quella di Sanremo.

Quando Alicia Keys si è seduta al pianoforte (al di là del problema tecnico e dei fuori onda), avvolta in un abito nero essenziale e illuminata da un fascio di luce calda, Sanremo 2026 ha assunto finalmente un respiro internazionale. Seppur l’unico.
Il primo brano è stato un omaggio all’Italia: un duetto intenso con Eros Ramazzotti, in cui la sua voce vellutata si è intrecciata con quella del cantautore romano in un equilibrio sorprendente.
Poi l’assolo. Alicia Keys ha scelto uno dei suoi brani simbolo, riplasmato per l’occasione con un arrangiamento più scarno, dominato dal pianoforte e da una sezione d’archi discreta. Il pubblico, inizialmente composto, si è lasciato andare a una lunga standing ovation.
Il Festival di Sanremo 2027
Di inedito quest’anno c’è stato il rito del passaggio di consegne della direzione artistica. Nell’edizione che si è aperta ricordando il passato e l’irraggiungibile Re Pippo Baudo, è stato anticipato che il Sanremo del futuro avrà il volto di Stefano De Martino, cui è stato affidato dalla Rai anche il ruolo di conduttore. All’Ariston, nella serata finale, l’annuncio di Carlo Conti.

De Martino, volto televisivo cresciuto tra intrattenimento e prime serate di successo, rappresenta una scelta in chiave di rinnovamento dell’offerta, anche se permane l’incognita sulle competenze musicali, strategiche nesso con le case discografiche. La sfida sarà coniugare identità e innovazione per il consolidamento del brand Festival di Sanremo anche attraverso i social e le piattaforme streaming.
Con De Martino ci sarà certamente un team i cui nomi saranno svelati via via nei prossimi mesi: una figura femminile che già gli si affianca è Antonella Clerici, amatissima dal pubblico. Ma si vedrà…
